
Il 31 marzo 2010 il Consiglio di Amministrazione della Giovanni Crespi S.p.A. , società specializzata nella produzione di materiali sintetici utilizzabili in diversi settori, si è riunito per approvare il Bilancio 2009. L’approvazione è stata, però, rinviata ad una successiva riunione da tenersi entro il termine del 31 maggio p.v. stante il “limbo” imputabile ad una situazione finanziaria molto labile in cui il Gruppo Crespi ormai staziona da qualche tempo, con la conseguenza di rischedulare entro giugno la data dell’Assemblea dei Soci. Fin qui niente di nuovo, già l’anno precedente la Società di revisione Mazars aveva, infatti, espresso dubbi sulla continuità aziendale del Gruppo Crespi, e il CDA si era messo all’opera per proporre un Piano di Ristrutturazione Industriale e Finanziario 2009-2012 il cui successo sarebbe, comunque, dipeso soprattutto dall’accordo con gli Istituti di Credito.
Nel comunicato stampa si legge, infatti, che “l’approvazione del piano di ristrutturazione e del conseguente accordo con le banche creditrici (circa 18) è determinante al fine di dare agli amministratori la possibilità di fornire una corretta valutazione tramite Impairment test di alcune voci di bilancio ed una esaustiva informativa nelle note esplicative del bilancio stesso”.
Nel Comunicato Stampa del 14 giugno la Giovanni Crespi ha informato che la Mazars S.p.A. aveva depositato in pari data la Relazione al Bilancio 2009 e che la stessa riportava “l’impossibilità di esprimere un giudizio sul bilancio del Gruppo al 31 dicembre 2009, pur in assenza di rilievi ed eccezioni al bilancio stesso”. Analoga dichiarazione è stata rilasciata in relazione al bilancio separato al 31 dicembre 2009 della Giovanni Crespi S.p.A.
In particolare viene sottolineata:
• l’impossibilità di “verificare la completezza dell’informativa contenuta nel Bilancio d’esercizio 2009” non avendo ricevuto “risposte di conferma da parte di due istituti di credito con cui la Società intrattiene rapporti di natura finanziaria”;
• l’importanza di reperire “nuova finanza” necessaria (circa 20 milioni) per sostenere il Piano Industriale “rivisitato” che prevede, fra gli altri , una rifocalizzazione del business e inevitabili sforbiciate di risorse umane: 10 milioni di euro dovrebbero pervenire mediante l’erogazione di nuove linee di credito da parte degli Istituti di Credito e 10 milioni di euro da un aumento di capitale.
Con questi presupposti il Consiglio di Amministrazione ha convocato l’assemblea per il 30 giugno presso la Sede della Banca di Legnano, fiducioso per il proseguio “positivo” delle negoziazioni con gli istituti di credito avvalorate da “elementi emersi nella riunione con le Banche Creditrici del 21 maggio 2010 che inducono un cauto ottimismo per una conclusione in tempi brevi”.
Quanto siano “brevi” i tempi non è dato sapere, anche se l’AD Orsini ha indicato “entro l’estate” la data della probabile firma dell’accordo, ma ha anche precisato che “mettere assieme la burocrazia di 18 Istituti di Credito non è semplice”.
Nonostante, quindi, la “bocciatura” per il secondo anno consecutivo da parte della Società di Revisione e la pendenza della firma dell’accordo “determinante” con le Banche, il Consiglio di Amministrazione ha “ritenuto di adottare il presupposto della continuità aziendale” e i Soci (la famiglia Crespi detiene il 37,88%) hanno approvato a maggioranza il Bilancio.
Si annota che per quanto riguarda l’aumento di capitale di 10 milioni di euro in realtà non si tratta, tuttavia, di “nuova finanza” poiché nel 2009 gli azionisti di riferimento (famiglia Crespi con eccezione di Elide Crespi) avevano già versato “acconti per futuro aumento di capitale sociale per un importo complessivo pari a circa 9,8 milioni”, soldi già utilizzati per far fronte agli impegni di ordinaria amministrazione nel 2009, assoggettando oltretutto l’impegno al verificarsi di due condizioni sospensive:
1. “finalizzazione di un Piano di Ristrutturazione industriale, commerciale e finanziario accettato dai creditori finanziari, la cui ragionevolezza sia stata asseverata da perito appositamente incaricato” (alla data dell’assemblea il perito designato dalle banche non aveva ancora reso noto l’esito della perizia);
2. “l’applicazione dell’esenzione dall’obbligo di OPA ai sensi e per gli effetti di cui agli articoli 106, 5° comma del D.lgs 24 febbraio 1998 n. 58 e successive modificazioni e integrazioni e 49, 1° comma let. B) regolamento CONSOB n. 11971/99 e successive modificazioni e integrazioni”.
Quindi dei 20 milioni di “nuove risorse finanziarie” indicate dalla Società di revisione necessarie alla “sopravvivenza del Gruppo” ne mancherebbero all’appello circa 10 che come ha precisato l’AD, dovrebbero rivenire da:
• rinvio del pagamento dei debiti in funzione della capacità di rimborso a flussi di cassa delle singole Società del Gruppo;
• riorganizzazione industriale con conseguente contenimento dei costi;
• dismissione di immobili ritenuti non strategici (nel 2009 è stato chiuso il sito di Legnano).
Al 31 dicembre 2009 l’indebitamento verso il sistema bancario della Giovanni Crespi ammontava a circa 36,6 milioni, la PFN era negativa per 34,9 milioni, mentre il Patrimonio Netto era pari a 34,3 milioni.
Una “leggera ripresa” si è registrata nei primi mesi del 2010 imputabile principalmente alla ristrutturazione e ai tagli già iniziati nel 2009:

Il lieve recupero di efficienza evidenziato dai principali indicatori economici consolidati al 31 marzo 2010 non sembra, tuttavia, essere bastato ancora a convincere le Banche ad “esporsi” con il Gruppo Crespi con le ovvie conseguenze che da questo ritardo possono derivare, visto che in casi come questi, “nessuna nuova, cattiva nuova”.
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